A Bari è Chic fare Charity: moda e beneficenza vanno a braccetto

Charity Chic

C’è chi crede che il nostro percorso di vita sia già scritto, che nulla sia casuale. Il Fato, questa essenza mitologica, che aleggia sulle nostre teste, giocando con il nostro destino. E Pamela Melchiorre e Stefania Grandolfo ci credono. Nulla è stato casuale, nessun incontro, nessun evento, nessuna scelta. Lo ripetono più volte, durante la chiacchierata in cui descrivono la loro impresa sociale, Charity Chic, negozio in via De Ferraris 49/E che vende abiti di seconda mano, anche rivisitati, e accessori realizzati con materiali di recupero e devolve l’intero ricavato all’Apleti Onlus, che si occupa di malattie pediatriche: un’attività unica a Bari nel suo genere e, probabilmente, anche in Italia. Passione, dedizione, simpatia sono le chiavi del successo di Charity Chic, inaugurato nel dicembre 2012 e già diventato un punto di riferimento in città per chi vuole coniugare stile e solidarietà, senza dimenticare il risparmio e il contrasto agli sprechi, importantissimo in questo periodo di crisi: “non solo un negozio – spiegano Pamela e Stefania – ma un vero e proprio luogo d’incontro e di condivisione, dove la gente viene anche soltanto per chiacchierare”. Ed è davvero così: un’oretta passata con loro e ti torna il sorriso e capisci che davvero ‘volere è potere’.

Quando e come nasce l’idea di aprire questo negozio così particolare?

La molla è scattata a ottobre dell’anno scorso, quando siamo venute a conoscenza dell’esistenza dei charity shop inglesi, ma segue la scia della passione che da sempre Pamela nutre per il bello e la moda accessibile a tutti, indipendentemente dal prezzo e dal tempo. L’idea di recuperare un capo usato e ridargli un’anima e una vita come non è mai stata ci è piaciuta moltissimo: ogni capo parla di chi lo ha posseduto e passarlo a qualcun altro significa quasi far incontrare le persone. Inoltre questa attività si sposa benissimo con l’hobby di Pamela, la creazione di accessori attraverso la rivisitazione di oggetti usati: così si coniuga utile e dilettevole.

Avete anche una linea realizzata da una giovane designer e un servizio di personal shopper: come nascono queste collaborazioni?

Il nostro punto di forza è senza dubbio il team. Charity Chic ci offre anche l’opportunità di partecipare a eventi sulla moda e presentare le creazioni realizzate con l’usato: ad agosto abbiamo vinto il ‘Cisternino Moda e Jewels’ e, proprio in quell’occasione, abbiamo conosciuto la stilista Rossana Giovinazzi, che aveva vinto l’anno precedente. L’abbiamo rincontrata per puro caso, le abbiamo parlato della nostra impresa sociale e da lì è partita la collaborazione. Rossana è bravissima, ha una grande semplicità d’animo e ha colto perfettamente la filosofia dell’attività: periodicamente viene in negozio, raccoglie capi e oggetti che le piacciono e li rivisita, per poi rivenderli a un prezzo un po’ più alto del resto dei capi proprio per il grande lavoro che c’è dietro e che li rende pezzi unici, come la clutch che sta realizzando in questo periodo, ricavata da un vecchio libro.

Casuale, ma ci piace pensare che anche questa fosse scritta in un percorso, è la collaborazione con la personal shopper Saria Coppola. Circa un mese dopo l’apertura, è stata lei a cercarci: adesso è con noi in negozio ogni martedì mattina e non solo aiuta le clienti, ma anche noi ad allestire il negozio.

Quale riscontro avete avuto fino ad oggi? Siete soddisfatte? Qual è il target delle persone che donano e acquistano?

Sinceramente all’inizio chi ci circondava non credeva nella buona riuscita del progetto, ma si sono dovuti ricredere. Appena aperti, le persone venivano a chiedere informazioni, volevano capire e adesso il ritorno è più che positivo e sempre crescente. Ci siamo accorte che è fondamentale la presenza in negozio, nostra e di tutte le volontarie (sono cinque), perché per chi viene è importante sapere che chi gestisce crede fortemente in ciò che fa. Abbiamo tanto da fare, riceviamo tantissime donazioni e lo spazio ormai non ci basta più, ma siamo determinate ad andare avanti. Non c’è un vero e proprio target specifico, ma abbiamo notato che solitamente chi dona è proprio chi ha di meno: non abbiamo visto persone particolarmente ricche, quelle che potenzialmente potrebbero dare molto, ma a cui forse non siamo ancora arrivate. Abbiamo però scoperto che c’è qualcuno che compra da noi ma non lo dice in giro, forse perché comprare abiti di seconda mano viene ancora visto da qualcuno come un gesto da non far sapere, di cui vergognarsi.

Avete deciso di devolvere il ricavato delle vendite all’associazione Apleti Onlus, che si occupa di emopatie e tumori dell’infanzia nel Policlinico di Bari: come nasce questa collaborazione?

Abbiamo scelto Apleti Onlus perché Pamela è stata una volontaria e ci piaceva l’idea di aiutare un’associazione radicata nel territorio e vicina a noi, in modo da vedere i frutti del nostro lavoro.

Avete avuto supporto da parte delle istituzioni? Vi servirebbe?

Vogliamo inoltrare al Comune di Bari la richiesta per ottenere il gratuito patrocinio e ci piacerebbe organizzare dei laboratori nelle scuole. Speriamo di riuscirci! Non è facile portare avanti l’attività, da cui non guadagniamo, perché serve tempo e dobbiamo conciliarla con la famiglia e il lavoro; inoltre, pur essendo impresa sociale, non abbiamo alcuna agevolazione fiscale, paghiamo anche l’Iva. Ma non ci scoraggiamo.

Nel vostro negozio entrano tantissime persone: c’è qualche aneddoto curioso che vi va di raccontare?

Qualche episodio particolare c’è stato, sia negativo sia positivo. Una volta entrarono in negozio due amiche, una delle quali ci aveva portato molti capi, tutti belli e ben tenuti, che evidentemente facevano gola all’altra ragazza, che rimproverò l’amica di non aver pensato di darli a lei: dovemmo perciò spartire tutti i vestiti. Evidentemente non aveva ben compreso lo spirito dell’attività. Invece ricordiamo sempre con piacere le serate del ‘tutto a un euro o 50 centesimi’, organizzate con l’EKoiné Ri-pub, durante le quali il negozio  si è riempito di giovani  che condividevano la filosofia di base della nostra impresa sociale; anche l’esperienza del temporary shop al centro commerciale Mongolfiera di Japigia (che si ripeterà dal 21 al 30 ottobre) è stata bellissima: il direttore è stato estremamente disponibile e ci ha concesso gli spazi gratuitamente.

2 commenti

  1. buon giorno, sono presidente di un associazione di volontariato sarda, ci occupiamo di organizzare viaggi-vacanza per i bambini degli internat dell’Ucraina. Lo charity shop sarebbe un bellissimo modo per auto finanziarci….. ma come si fà??? possiamo aprire come associazione?? che autorizzazioni?? voi a chi vi siete rivolti??
    grazie

  2. Ciao Mimma,
    per informazioni puoi contattare direttamente le ragazze di Charity Chic, trovi i riferimenti nei link all’interno dell’articolo.
    In bocca al lupo!

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