Bari è nostra. E PugliArte te lo dimostra

PugliArte

Un grande sorriso, una stretta di mano e tanta speranza per il futuro, negli occhi e nel passeggino che portava il nipotino nato da poco. Te la trasmettono Pinuccio e Lella Fazio, che pure hanno provato sulla loro pelle il dolore più grande che la vita possa dare, la perdita di un figlio, Michele, sotto i colpi della criminalità. Sono riusciti a trasformare la morte in vita, una vita nuova per la loro città, quella Barivecchia spesso ingiustamente bistrattata nelle cronache nazionali e sconosciuta ai più per le sue bellezze uniche al mondo. La cultura è l’unica cosa che fa paura alla criminalità. Ed è la verità. Lo ha detto con forza Pinuccio, qualche giorno fa, quando l’ho incontrato mentre facevo una visita guidata nel borgo antico, alla scoperta di tanti angoli, storie, profumi, colori, sapori, di un posto magico, unico al mondo, che pian piano si apre alla cittadinanza e non soltanto come luogo di movida, buono solo per una passeggiata alla moda o una cena e da sfruttare per fare soldi, lasciando chi ci abita nell’isolamento civile (o incivile, forse). Artefici di questo tentativo, riuscitissimo, di riappropriazione di Barivecchia sono i ragazzi dell’associazione PugliArte, che organizza veri e propri ‘viaggi culturali’ (così li definisce la vicepresidente Paola Di Marzo) alla scoperta delle meraviglie nascoste del borgo antico, sia fisiche, sia immateriali, di cui molto spesso i Baresi stessi sono inconsapevoli, troppo impegnati a guardare fuori per rendersi conto di ciò che hanno sotto gli occhi. E allora, invece di lamentarci, agiamo, come hanno fatto loro. In questa chiacchierata Paola ci spiega come nasce e cosa fa concretamente PugliArte.

Quando e come nasce l’idea di fondare PugliArte? C’era un vuoto da colmare in questo settore a Bari?

L’associazione è nata nel 2010 e l’input è partito dalla volontà di partecipare al bando regionale di Principi Attivi, che ha rappresentato indubbiamente uno stimolo imprenditoriale per i giovani pugliesi e ne ha risvegliato lo spirito di rivalsa e la volontà di unire le forze, al di là dei risultati: volevamo dare concretezza al nostro percorso di studi in Storia dell’Arte e Archeologia, mentre tutti ci dicevano di indirizzarci verso altri settori. In un primo momento, il progetto presentato per Principi Attivi riguardava un percorso di fruizione dei beni culturali presenti a Bitritto, Modugno e Sannicandro, centri solitamente fuori dai circuiti turistici; non abbiamo vinto, ma il giorno dopo abbiamo comunque costituito l’associazione, eravamo molto determinati e abbiamo analizzato a lungo il territorio, arrivando alla conclusione che la maggior parte del patrimonio culturale della provincia di Bari non era conosciuta. Ci siamo creati un lavoro spinti proprio dalla mancanza di lavoro e la nostra è quasi una missione, quella di riscoprire le nostre origini e formare i cittadini di domani al rispetto del nostro patrimonio culturale: anche per questo abbiamo organizzato dei percorsi didattici per le scuole attraverso l’arte, sulla scia delle teorie di Bruno Munari (una componente dell’associazione è infatti psicologa dell’educazione). Il nostro è un progetto nuovo, che effettivamente ha colmato un vuoto, perché prima non esistevano realtà strutturate di questo genere, ma soltanto guide freelance o dei tour operator. Nessuno aveva pensato di coniugare arte ed educazione e di integrare anche diverse arti (teatro, musica, cinema, gastronomia ecc.).

Com’è stato l’impatto iniziale con il pubblico? E oggi qual è il riscontro? Quale è il target a cui vi rivolgete?

All’inizio è stata dura: abbiamo cominciato partecipando a piccoli eventi culturali organizzati dai Comuni, poi durante il secondo anno di attività abbiamo iniziato a strutturare le visite guidate a Bari come appuntamenti fissi e abbiamo ricevuto tantissime adesioni da parte dei Baresi stessi: noi infatti non ci rivolgiamo prettamente ai turisti, ma ai locali, proprio per dare concretezza alla nostra missione di educazione della cittadinanza, che oggi è pronta più che mai a spendere per soddisfare i propri bisogni culturali. Il progetto ‘Bari Nostra tra arte e leggende’, frutto di uno studio capillare della storia della città, compresa quella popolare (ricca di leggende e aneddoti), va infatti avanti da due anni ogni sabato e domenica e i risultati sono ancora ottimi: i partecipanti sono tutti baresi (molti anche della provincia e qualcuno anche dalle altre province pugliesi) e  abbiamo 10 itinerari, con cui comunque non siamo ancora riusciti a coprire tutte le bellezze di Bari. Questo dimostra che i Baresi hanno voglia di riscoprire la propria città e la stanno rivalutando e, soprattutto, hanno voglia di presentarla al meglio ai forestieri.

Siete stati supportati dalle istituzioni locali?

Abbiamo sempre coinvolto le istituzioni nelle nostre attività (solitamente autofinanziate), soprattutto perché riteniamo che sia giusto informarle di ciò che accade sul territorio, e ci hanno sempre concesso il patrocinio gratuito: l’anno scorso siamo stati contattati per partecipare agli eventi del Bicentenario Murattiano organizzati dal Comune e abbiamo proposto laboratori didattici nella Biblioteca De Gemmis e visite guidate al Castello Svevo (che non possiede guide proprie); il culmine del nostro rapporto con le istituzioni è stato l’affidamento della gestione dell’area archeologica di San Pietro da parte della Provincia, un grande segno di fiducia. Ma vogliamo crescere ancora.

Che cosa servirebbe a Bari per diventare davvero una città turistica, secondo il vostro punto di vista di operatori del settore?

A nostro avviso, mancano una strategia culturale e una reale programmazione, basata su un’analisi del territorio chiara e precisa, che permetta, ad esempio, di strutturare dei pacchetti da promuovere durante le fiere internazionali del turismo. Purtroppo anche chi dovrebbe programmare queste attività spesso non conosce del tutto ciò che la città possiede e può offrire e perciò risulta anche difficile comunicarlo al pubblico.

I Baresi sono consapevoli del patrimonio culturale e del potenziale della loro città? Oppure anche loro sono vittime dello stereotipo di San Nicola e nient’altro?

In effetti moltissimi Baresi ancora oggi cadono nell’errore di credere che a Bari esista solo San Nicola e nient’altro e solo una minoranza conosce davvero bene la città. Quel che è certo però è che in tutti c’è una grandissima voglia di riscoprirla e di riappropriarsene e bisogna insistere  e fare leva su questo sentimento.

Il vostro è anche un progetto educativo e, a questo proposito, collaborate anche con l’associazione ‘Michele Fazio’: come è nato l’incontro tra le vostre realtà?

Il nostro obiettivo è di fare rete non solo con le istituzioni, ma nella città stessa, tra persone, nel tessuto sociale di oggi che poi diventerà quello di domani: perciò ci capita spesso di andare a parlare con gli abitanti di Barivecchia per ascoltare le loro storie e soprattutto ricostruire le vicende della città. In questo percorso ci siamo imbattuti in Pinuccio e Lella Fazio e nella loro associazione in memoria del figlio Michele: le nostre sono attività che operano su piani diversi, ma non così distanti, perché l’obiettivo è comune, vale a dire riappropriarci della nostra città. Più si popola, meno spazio c’è per la criminalità. In ciò rientra ad esempio il progetto del Comune che ci ha permesso di portare in giro per Barivecchia proprio i bambini delle scuole del centro storico, che in quella realtà vivono quotidianamente, spesso senza rendersi conto del valore del posto in cui abitano. È stato davvero bellissimo vedere la loro consapevolezza crescere giorno dopo giorno e sentire un bimbo che diceva al compagno “come sei fortunato a vivere qui, in un posto così bello!”.

 

3 commenti

  1. […] e tutelare l’immenso patrimonio artistico di Barivecchia, come ad esempio i ragazzi dell’associazione PugliArte. La città, quella onesta, chiede controllo, sicurezza e, soprattutto, prevenzione, come nel caso […]

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