Un grande dramma per il Piccolo Teatro di Bari: la tragedia della burocrazia

Targa Piccolo Teatro

‘Dichiarato di interesse culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza Archivistica per la Puglia – Bari’. E nonostante ciò, è inesorabilmente chiuso. La scritta campeggia su una targa posta all’ingresso del Piccolo Teatro ‘Eugenio D’Attoma’, nel cuore del quartiere Carrassi di Bari: una delle perle della cultura e dell’arte della nostra città, inagibile da anni per problemi burocratici. La storia si ripete, inesorabilmente: lo stesso destino è toccato a diversi contenitori culturali cittadini, dall’Abeliano al Kursaal Santalucia, al Purgatorio, anche se ultimamente si parla solo dei ritardi dei lavori al Teatro Piccinni. La maledizione dei teatri baresi, verrebbe da dire, se non fosse che la vera maledizione, cittadina e italiana, è l’intricata e disumana macchina burocratica, senza elasticità, senz’anima, senza ragionevolezza. Ciò che traspare dalle parole di Stefano D’Attoma, figlio del fondatore e dell’attrice Nietta Tempesta, è amarezza, profonda. Ma la famiglia proprietaria del teatro non rinuncia a lottare. In questa intervista proviamo a capire cosa sia successo e cosa si potrebbe fare per risolvere il problema.

La sede storica del Piccolo Teatro è ormai chiusa da oltre un anno per motivi burocratici: cosa è accaduto precisamente?

A seguito di una ordinanza del Comune di Bari, ci è stata imposta la cessazione dell’autorizzazione a tenere spettacoli pubblici nel nostro teatro, dopo quasi cinquant’anni di attività. Ho cercato di mediare per trovare una soluzione alla situazione, spiegando che il non aver rinnovato la licenza era  stato un disguido in buona fede, ma non siamo stati ascoltati. Ci è stato richiesto di riavviare tutta la procedura tecnica amministrativa, con un esborso economico per la fase progettuale ed esecutiva, di cui Piccolo Teatro non poteva farsi carico. Sarebbe come se sotto un palazzo di quasi 60 anni, si potesse oggi procedere alla creazione di un teatro, con le nuove normative in materia edilizia. Sarebbe una pazzia. Diverso sarebbe stato, invece, non interrompere l’attività, mettere in regola almeno la parte amministrativa e realizzare alcune modifiche tecniche per poi procedere, dopo qualche mese, con la presentazione di un progetto di adeguamento della strutture alle norme attuali. Ma il Comune è stato poco sensibile a questa richiesta.

Che cosa avreste desiderato che le istituzioni facessero e cosa invece è mancato? Si sarebbe potuta evitare la chiusura?

Sicuramente si poteva gestire la vicenda dando il tempo per poter attuare le prescrizioni richieste. Si tratta dello stesso criterio che è stato adottato con altri teatri. Mi aspettavo una maggiore ragionevolezza e sensibilità, soprattutto nei confronti di mia madre, Nietta Tempesta, che tanto lustro ha dato al teatro locale e nazionale.

Vi siete appoggiati all’Auditorium Vallisa per proseguire con la stagione teatrale: come vi siete trovati?

Direi tutto sommato bene. Noi cerchiamo di avere un buon rapporto di collaborazione con tutti. Lo spirito che ci anima è sempre stato quello della collaborazione fattiva e trasparente, anche se a Bari è un po’ difficile collaborare con tutti. Diciamo che nel nostro percorso abbiamo dato di più di quello che abbiamo ricevuto.

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Ci sono possibilità di ritornare nella vecchia struttura?

Premetto che la struttura al momento non è agibile solo per l’attività di pubblico spettacolo, ma funziona come sede della Cooperativa Teatrale, sala prove e centro di formazione teatrale aperto ai propri soci. Certo, se ci aiutassero a trovare una soluzione diversa o anche una nuova sede, noi saremmo disponibili.

Da addetti ai lavori, cosa manca a questa città dal punto di vista amministrativo e culturale (nel senso più ampio del termine) per fare un salto di qualità, visto che le risorse umane non mancano? Perché secondo voi si arriva sempre al punto più basso (la chiusura) invece di prevenire i problemi?

Bella domanda! Lancio una provocazione, cosa hanno fatto i nostri amministratori locali per contribuire a far crescere la cultura a Bari? È meglio una politica di concentrazione delle risorse su pochi ‘eletti’ oppure di frammentazione, dando a tutti la possibilità di ricevere un aiuto da parte delle istituzioni? Sicuramente mancano dei criteri oggettivi e imparziali, su cui tutti si possano confrontare, per fare delle proposte idonee. Siamo ancora nell’era del clientelismo puro. Dipende sempre da ‘quale parrocchia frequenti’, se sei amico di quello o questo ecc. Sono stati elargiti contributi a convenzione a poche realtà, ma poi che cosa si è prodotto? Onestamente, siamo anche stanchi di essere ancora assoggettati a questo tipo di gestione. Credo che il sistema stia implodendo. I contributi, fino ad ora elargiti senza una vera e propria politica progettuale, sono finiti. E adesso che succederà? Noi, finché avremo mezzi, passione e forza, continueremo a far sentire la nostra voce artistica. Questa è la nostra forza e nessun burocrate potrà mai né fermarla, né sanzionarla.

Piccolo Teatro di Bari

2 commenti

  1. Bel titolo!

    1. Grazie 🙂

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