Il Club del Libro di Bari: una risposta dal basso al bisogno di cultura

Amanti dei libri di tutta Bari, unitevi! Dove? Semplice, nel Club del Libro! Se oltre a leggere, vi piace anche parlare e confrontarvi sulle vostre letture, il gruppo di appassionati promosso da Angela Pansini, giovane molfettese con il pallino dei libri e della cultura, è ciò che fa per voi. Nessuna quota di iscrizione, nessuna pretesa didattica e pedagogica, nessun obbligo, se non quello di essere il più possibile aperti al confronto e, ovviamente, di amare la lettura. Se vi riconoscete in questo identikit, l’appuntamento è una volta ogni due mesi al caffè Musa a Bari. Ma facciamo due chiacchiere con Angela per entrare meglio nel cuore di questa bella iniziativa.

Quando e come nasce l’idea del Club del Libro di Bari? Perché questa iniziativa?

Il Club del Libro è nato nel 2011 prendendo spunto da una iniziativa lanciata da Luana Elena Cau, l’amministratrice della pagina Facebook Un buon libro, un ottimo amico. In quello spazio virtuale gli iscritti si incontravano ogni mese per parlare di un libro scelto di comune accordo attraverso un sondaggio e il passo dal virtuale al reale si rivelò davvero breve. Luana organizzò il primo Club a Sassari (la sua città d’origine) e a Cagliari (dove viveva per motivi di studio) e invitò gli utenti – oggi arrivati a oltre 23.000 – a fare altrettanto nelle proprie città di appartenenza.

Club del Libro nacquero a Milano, Bologna, Napoli e altre città e naturalmente io accettai la proposta scegliendo di crearne uno a Bari. Sono nata e vivo a Molfetta, ma il capoluogo mi sembrava il posto più adatto a ospitare un gruppo di lettura, dato che la mia città non è abbastanza ricettiva (ma al contrario estremamente autoreferenziale) quando si parla di libri e iniziative culturali più in generale.  Inoltre Bari è una città universitaria, relativamente ben collegata dai mezzi pubblici, e per questo un luogo in cui molte persone provenienti dai paesi limitrofi avrebbero potuto trovarsi a proprio agio perché già frequentata per lavoro o studio.

Le ragioni per cui il Club è stato fondato sono due. La prima era la voglia di creare qualcosa dal niente, prendendola quasi come una sfida. Il Club del Libro non ha mai avuto grandi pretese, perché so bene che a Bari e in provincia sono presenti realtà meglio strutturate della nostra e in grado di fare, o sforzarsi di fare, davvero cultura sul territorio; ma nel suo piccolo la sfida l’ha vinta. Io ho solo cercato di permettere a persone con interessi in comune di incontrarsi, conoscersi, condividere qualche ora insieme e potersi identificare in un gruppo di ‘simili’. E quando – a distanza di quasi quattro anni da un semplice post su Facebook, in cui scrivevo a Luana che mi sarei occupata io di creare un Club a Bari – guardo le persone che prendono parte ai nostri incontri, tante impegnate nel sociale, alcune veramente speciali, con storie di vita bellissime, mi rendo conto che ho dato vita a delle amicizie reali, importanti, mi dico di aver superato ogni possibile aspettativa.

La seconda ragione era puramente egoistica: volevo farmi dei nuovi amici. Ne avevo pochi, pochissimi, e solo uno o due di loro condividevano la mia passione per la lettura e questa cosa produceva in me un profondo disagio e una sensazione di solitudine. Volevo fare quello che amavo, leggere dei libri, e avere qualcuno con cui parlarne senza che vedessero in me una persona noiosa e saccente. Direi che con la vittoria della prima sfida ho raggiunto anche questo proposito. Quando ci vediamo al di fuori del Club del Libro, tra noi ‘utenti premium’ (così definiamo scherzosamente lo zoccolo duro del gruppo), li guardo e le guardo e penso che fino a un paio di anni fa quegli uomini e quelle donne, giovani, brillanti e divertenti, non si conoscevano affatto e probabilmente se non fosse stato ‘per me’ non si sarebbero mai incontrati. È una bella sensazione!

Che riscontro hai avuto? Come si è evoluto il progetto?

Gli inizi non sono stati affatto facili. Il primo incontro, che avrebbe dovuto svolgersi in un luogo pubblico all’inizio di agosto del 2011, dopo aver lanciato l’iniziativa su Facebook, andò deserto. Il secondo si svolse a settembre ad Acquaviva delle Fonti, in seno a un piccolo festival letterario che aveva accettato di ospitarci e darci un po’ di visibilità: partecipammo in una decina e solo due di quelle dieci persone hanno poi continuato a frequentare il Club sino a oggi. Nei mesi successivi fummo ospitati presso la sede di una casa editrice barese presso cui stavo svolgendo un periodo di stage, ma per ragioni contingenti preferii cercare un nuovo posto dove riunirci e la scelta ricadde sulla Parrocchia San Marcello, dove si tenevano le riunioni del Gruppo Giovani Amnesty International di Bari, di cui alcuni di noi facevano e fanno tuttora parte. Ma neppure quello ci sembrava il posto più idoneo e all’inizio del 2013 la scelta ricadde prima su una caffetteria nel centro di Bari e successivamente, dal dicembre di quell’anno per l’esattezza, sul Musa Sapori & Saperi. Una scelta che si è rivelata felicissima sia per lo spazio a disposizione e per il clima accogliente e in perfetto tema letterario che vi si respira, che per la vicinanza del posto alla stazione ferroviaria e alle fermate dei bus.

La decisione di cambiare di volta in volta sede per gli incontri è stata strettamente legata al riscontro non sempre felice che il Club ha avuto. Dopo una partenza faticosa il numero dei partecipanti ha iniziato a crescere esponenzialmente, fino ad avere un tracollo a metà del 2013. Le ragioni erano forse imputabili ai libri scelti, o magari al fatto che ci riunissimo in un posto non facilmente raggiungibile (per alcuni) come San Marcello. Quello è stato il periodo in cui ho tentato di dare vita a un altro Club del Libro presso il Circolo ARCI Open Source di Bisceglie. Esperimento che all’inizio mi ha sorpreso per il grande afflusso di partecipanti, ma che poi si è rivelato fallimentare nel giro di pochi mesi.

In quel periodo ero scoraggiata e demotivata e ho seriamente pensato di sospendere a tempo indeterminato gli incontri. Ma, una volta trasferitici al Musa Sapori & Saperi, siamo diventati sempre di più, fino a diventare oltre venti per ogni incontro. Sembra che ora il Club del Libro sia sulla strada giusta per pensare un po’ più in grande, anche se non c’è nulla di definito all’orizzonte.

Il merito del nostro successo, se così possiamo dire, è da ricercarsi in alcune migliorie sul piano della comunicazione che ho apportato. Nella sostanza le regole di base sono semplici e non sono mai cambiate: il gruppo si riunisce, i partecipanti propongono un libro a testa, viene lanciato un sondaggio on-line per la scelta del titolo di cui discutere la volta successiva e ci si incontra per farlo. È un ciclo. Quello che è diverso è il fatto che oltre a Facebook ho iniziato a usare Twitter (e per un certo periodo anche aNobii), ho aperto un blog attraverso cui tenere informati dei nostri incontri coloro che non frequentano i social, e ogni due settimane invio una mail di aggiornamento a tutti i partecipanti che mi rilasciano il proprio indirizzo.

Inoltre sfrutto siti dedicati agli eventi in Puglia per fare pubblicità all’iniziativa e pare che funzioni: ricevo continuamente email di persone che mi dicono di aver scoperto il Club del Libro inserendo su un motore di ricerca proprio questa parola chiave. È incredibile pensare che c’è tanta gente desiderosa di far parte di un’esperienza simile e che ne cerca su Internet l’esistenza nella propria città! Non è detto che poi tutti si presentino agli incontri, ma fa comunque piacere sapere che ci conoscono.

A questi cambiamenti si aggiunge il fatto Club non si riunisce più mensilmente come durante il suo primo anno e mezzo di vita (sebbene se il nostro motto sia rimasto “Un libro, un mese per leggerlo, un pomeriggio per parlarne. Una cosa semplice, da fare insieme”: mi piace troppo per cambiarlo!), bensì ogni due mesi. In questo modo abbiamo più tempo per leggere il libro e possiamo optare anche per testi più corposi di quanto facessimo in precedenza.

Pensi che a Bari e, in generale, in Puglia sia difficile promuovere attività relative alla lettura? Che difficoltà ci sono? Siamo cittadini propensi o, come dice una recentissima statistica Istat, siamo terra di non lettori?

Io penso che il metodo per promuovere la cultura del libro sia sbagliato, ma naturalmente questo è il mio parere di lettrice. Parlare di libri in Puglia e a Bari significa prima di tutto presentarli e le presentazioni – salvo rari casi di autori davvero illuminati e intervistatori autenticamente brillanti e preparati – sono sterili, noiose. Al pubblico viene propinato un prodotto editoriale con l’unico scopo di procedere al suo acquisto e la sola opportunità di interagire con l’autore che gli viene data e fargli delle domande, a cui non è detto risponda in modo pertinente. Quando poi l’autore è scarso ma convinto di aver scritto il libro dell’anno, e c’è chi glielo fa credere, il suo editore in primis, la faccenda assume contorni grotteschi.

L’intero mercato dell’editoria pugliese, poi, è affetto da una gravissima forma di autoreferenzialità e incapacità di fare autocritica. Spesso l’editore pubblica un libro perché l’autore è un suo amico e ospita la presentazione di quel libro all’interno della libreria di proprietà di un altro amico comune a entrambi e naturalmente a moderare il dibattito è un quarto amico dei primi tre. Io lo trovo masturbatorio. Ed è per questo che evito di leggere libri di autori o editori pugliesi e leggo sempre meno letteratura italiana: non è esterofilia (sebbene ne abbia molta), è una questione di sopravvivenza.

Anche la critica segue delle regole sporche e autolesioniste, ma di questo ha parlato molto esaustivamente Giovanni Turi sul suo blog Vita da editor, in un post intitolato Perché nessuna stronca i libri brutti?, poi ripreso anche da Nazione Indiana. Attorno a quell’intervento si è creato un bel dibattito che consiglio di leggere.

La gente ha voglia di leggere e ha voglia di sentirsi parte di una catena produttiva, quella del libro, di cui il lettore è consumatore finale. Il lettore forte ha, a mio avviso, il diritto di leggere libri belli, libri che raccontino qualcosa, che siano scritti bene e confezionati meglio. La sciatteria che noto a livello formale in molti testi anche dei massimi editori italiani è scandalosa ed è frutto di una politica di tagli al personale e di sfruttamento delle risorse professionali che nel nostro Paese vede la sua massima espressione. Anche il fatto che ottusamente molti editori continuino a vendere libri in formato elettronico a prezzi assai vicini a quelli della controparte cartacea è sintomo di una incapacità di comprendere le esigenze del pubblico, che fa un uso sempre più diffuso degli e-reader.

Il problema quindi non è nel lettore medio, che legge sempre meno libri all’anno, ma in quello che gli si chiede di leggere e come gli si chiede di farlo. Certo, le distrazioni che arrivano dall’uso massiccio dei social network e da altri prodotti della cultura di massa hanno il loro peso, ma non sono adottabili come scuse per imputare a un preoccupante analfabetismo di ritorno la sempre minore attenzione che si dà all’ambito culturale in Italia.

Come valuti le azioni delle istituzioni locali in merito alla questione lettura e cultura in genere? Cosa si dovrebbe fare, che invece non viene fatto?

Sarò franca: seguo molto poco la politica locale e le iniziative che le associazioni tematiche prendono per accendere l’interesse sul tema della lettura.

Però trovo che il continuo fiorire di micro fiere del libro sia controproducente. Ormai ogni cittadina pugliese ha la sua fiera del libro, che spesso si confonde fra le bancarelle di chincaglieria di una notte bianca o le zaffate di carne arrosto di una sagra paesana. Si sfiora il ridicolo nella maggior parte dei casi. Un lettore definibile tale non è stupido: sa riconoscere a occhio nudo la qualità e la bontà di una iniziativa culturale rispetto alla necessità dell’amministrazione comunale di turno di spendere un po’ di denaro pubblico e accontentare le pressanti richieste della presidentessa dell’associazione Taldeitali (quasi sempre una insegnante di liceo, ce ne sono in ogni paese, come le notti bianche e le salsicce arrosto) che vuole a tutti i costi organizzare la Festa del Libro Impossibile.

Anche i festival più ‘blasonati’ non sfuggono a questa semplificazione: hanno solo migliori uffici stampa e più cospicui finanziamenti, possono permettersi di invitare lo scrittore di fama per attirare pubblico e quindi incrementare il turismo estivo (non è facile organizzare in Puglia una fiera editoriale d’inverno). Ma, fra i palchi allestiti in improbabili angoli della città, il lettore continua a imbattersi nel neo laureato che ha pubblicato magari a pagamento la sua tesi con un piccolo editore pugliese, presentato da un collaboratore di belle speranze della casa editrice che, fra una presentazione e una tavola rotonda, si aggira con aria stanca e afflitta tra gli stand, brandendo il proprio curriculum vitae da sottoporre a un medio editore pugliese. Un cane che si morde la coda.

Forse una maggiore oculatezza da parte delle istituzioni nell’elargire finanziamenti per iniziative di questo tipo potrebbe essere un inizio. Ma, come ho detto, l’annuale fiera del libro porta turismo e quindi guadagni, che è il solo obiettivo di ogni amministrazione che si rispetti, pertanto credo che la moda del festival editoriale estivo non sia destinata a estinguersi tanto presto.

Cosa dovrebbe fare secondo te al giorno d’oggi una libreria per essere attrattiva e competere con i grandi supermercati di libri?

Io non demonizzerei le grandi catene di librerie, ma piuttosto mi domanderei cosa possano fare per non essere definite semplicemente ‘supermercati di libri’. Conosco grandi librerie all’estero che non si limitano, come qui da noi, a ideare iniziative promozionali o a invitare un nome di successo per fare il pienone di pubblico e tirare fino all’una di notte con le sessioni di autografi, ma organizzano giornate tematiche, cacce al tesoro fra gli scaffali dedicate ai bambini, perfino dei gruppi di lettura. E sono le prime tre cose che mi sono venute in mente. Hanno personale competente, pagato adeguatamente e per questo motivato, cosa che non sempre riscontro nelle librerie di catena in Italia.

Quanto ai librai tradizionali, dovrebbero ritrovare la motivazione in ciò che fanno, ritrovare la vocazione che li ha spinti ad aprire quella libreria o iniziare a lavorarci. Oppure, per non essere troppo idealisti, potrei dire che dovrebbero mostrare oculatezza e lungimiranza imprenditoriale, avendo a disposizione i titoli più richiesti ma anche quell’edizione particolare  che potrebbe solleticare il gusto del lettore più esigente e la capacità di fargli pervenire un titolo richiesto (cosa che non sempre è garantita).

Anche poter organizzare delle iniziative in collaborazione con altre realtà territoriali – come mostre, cineforum, cicli di incontri con gli autori, workshop, letture collettive per i più piccoli – potrebbe essere un incentivo per il lettore ad avvicinarsi oppure tornare a fare acquisti presso una piccola libreria, invece di rivolgersi al grande rivenditore o a cercare un titolo online.

Il web ha aiutato gli appassionati li lettura a incontrarsi nel Club, ma secondo te il web ha danneggiato le capacità di lettura delle persone?

Io amo la modernità e il progresso e vedo nelle nuove tecnologie e nel web solo delle incredibili potenzialità. Non vedo in che modo Internet possa danneggiare la capacità di lettura di un individuo. Posso solo concepirlo come un mezzo per selezionare le persone in base alla loro autentica capacità critica.

La rapidità con cui le notizie sul web si susseguono e la loro sempre più probabile infondatezza sono, da un lato, il principale motivo per cui oggi possiamo essere informati su una grande quantità di argomenti e, dall’altro, il mezzo attraverso cui individuare una personalità con capacità e desiderio di approfondimento da un’altra, che si ferma al titolo di un post e lo condivide su un social network senza neppure averlo letto o essersi fatta un’opinione in merito.

Per dirla in modo brutale e politicamente scorretto: Internet aiuta a distinguere le persone intelligenti d quelle stupide. E io ammiro profondamente le prime, mentre potrei scontrarmi ogni giorno a ogni ora del giorno con le seconde. Sempre su Internet.

Ora, il web è un ottimo mezzo di diffusione delle cultura, ma bisogna essere in grado di capire cosa sia cultura e cosa non lo sia, e delle lettura.

Quello che ha probabilmente risentito davvero del web, ma prima del web dovremmo risalire all’utilizzo dei primi telefoni mobili con sistemi di messaggistica, è la scrittura. Conosco diverse persone che leggono molti libri l’anno, ma che non sono in grado di scrivere un testo di più di venti parole in italiano corretto.

A quel punto dovremmo domandarci cosa imparano dai libri che leggono, ma la risposta sarebbe troppo lunga e articolata e carica di sarcasmo.

Come valuti la crescita dei grandi colossi di vendita online?

Una mia amica libraria, alcuni giorni fa, ha minacciato di non rivolgermi più la parola se dovessi acquistare ancora da un rivenditore online; ma io le ho risposto che da quei rivenditori online acquisto titoli che non trovo in libreria o che il piccolo libraio non è in grado di farmi pervenire in tempi rapidi.

Sono brutti sporchi e cattivi e uccidono i librai, ma sono comodi e spesso più economici di qualsiasi tessera fedeltà si possa sottoscrivere in libreria. E soprattutto sono parte di una catena produttiva.

Perché l’editoria, spogliata di tutta la poesia e l’aura di misticismo che l’avvolge, o di cui un lettore o un aspirante stagista non retribuito crede sia avvolta, è un’industria messa su per creare profitti.

Personalmente continuo a preferire un contatto fisico con il libro prima dell’acquisto, ma comprendo la crescita dei colossi di vendita on-line se inserita in un’ottica di diffusa pigrizia dei lettori, ma anche di una sempre più massiccia assenza di librerie fisiche in ente città d’Italia. Quest’ultima dovuta all’insorgere delle grandi catene.

Un altro cane che si morde la coda.

Qualche sito utile e interessante per gli appassionati di libri? Consigli?

Tra i preferiti del browser Internet che utilizzo c’è una cartella che ho chiamato ‘Libri & Co.’, con una serie di link a siti che parlano di libri e editoria raccolti negli ultimi anni. Tra questi sento di poterne consigliare diversi: sopra tutti doppiozero.com, uno spazio straordinariamente intelligente curato da autentici professionisti del settore. E poi tropicodellibro.it e sulromanzo.it, lanottoladiminerva.com e finzionimagazine.it, questi ultimi due magazine on-line di cultura generale, ma con ottimi interventi in tema di libri. Particolarissimo rovistamente.com/stillae/ e molto ben fatto, con un approccio consapevole alla letteratura e alla cultura LGBT è federiconovaro.eu. Divertente e ironico è idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it, come anche acuti e cinici sono gli interventi di quattrocentoquattro.com e di conaltrimezzi.com. Non può mancare tra i consigliati il già citato blog di Giovanni Turi, giovannituri.wordpress.com e infine, per gli appassionati di Fumetto, lospaziobianco.it.