Il Museo della Radio di Bari: ci scusiamo, le trasmissioni sono interrotte

Museo della Radio Bari

Segnatevi questa data: 4 agosto 1999. Quindici anni fa. Una tempistica tipica delle opere pubbliche italiane, questa volta riferita al Museo della Radio di Bari, progettato (forse) e mai realizzato (sicuramente). Come si legge sul cartello esposto ancora oggi in via Amendola, sul muretto dell’ex Villa Capriati, il progetto di recupero e adeguamento funzionale per trasformarla nella sede permanente dedicata alla radio fu voluto dalla Provincia di Bari e finanziato con fondi europei POP Puglia 1994/1999. Il risultato? Non pervenuto. Dalla Provincia (a cui tempo fa avevo chiesto notizie proprio in vista di questo articolo) dicono che la struttura non è più di loro competenza. Da altre fonti istituzionali, invece, risulta il contrario. Resta il fatto che ciò che avrebbe dovuto rappresentare un luogo di cultura e di vanto per la città, sia diventato un rudere dimenticato, senza contare che non si capisce dove siano finiti i fondi destinati al progetto. L’unica cosa che ha resistito al degrado degli anni è, ironia della sorte, proprio quel cartello, che rappresenta il fallimento (uno dei tanti nel nostro paese) delle politiche pubbliche.

L’argomento torna d’attualità perché, proprio in questi giorni uno dei partecipanti alle primarie del centrosinistra per individuare il futuro candidato sindaco ha indetto una conferenza stampa per promettere l’istituzione di un Museo della Radio a Bari. Proposta giustissima e fondata, visto che la nostra città è stata all’avanguardia nel settore, vi sono insigni collezionisti di cimeli e, soprattutto, ha avuto uno stretto rapporto con Guglielmo Marconi sin dal 1904, data del celebre collegamento radio con il Montenegro; nel 2010, oltretutto, sua figlia Elettra presenziò all’intitolazione dell’orologio del Palazzo della Provincia al grande scienziato. E allora qual è il problema? Innanzitutto: la questione cultura a Bari è molto complessa e non riducibile a meri spot elettorali: sarebbe bene effettuare un censimento di tutto il patrimonio culturale cittadino, enorme e per nulla valorizzato, prima di proporre progetti senza individuare luoghi e risorse; in secondo luogo, perché non indagare sul perché il progetto degli anni ’90 non sia andato a buon fine? Bari ha bisogno di una visione d’insieme di lungo periodo, non di cattedrali nel deserto.