La XXI Giornata FAI di Primavera: alla scoperta della Bari che non ti aspetti

FAI la cosa giusta: conosci la tua città. Per amarla davvero. Dovrebbe essere l’imperativo categorico dei baresi, ma troppo spesso non è così. E in loro soccorso arriva allora la Giornata FAI di Primavera, giunta alla XXI edizione, che stamattina ha fatto spalancare al pubblico le porte del Palazzo Barone Ferrara, gioiello architettonico sito in Corso Vittorio Emanuele II e datato 1843, oggi sede della Banca Apulia e dei relativi spazi espositivi. Un’occasione unica (solitamente la struttura è chiusa ai visitatori) per comprendere come sia avvenuto lo sviluppo urbanistico, ma anche economico e sociale, della Bari moderna, proprio nel bicentenario del Borgo Murattiano, che cade quest’anno.

Il Palazzo fu commissionato dal barone Onofrio Ferrara, su progetto del maggior architetto pugliese dell’epoca, il bitontino Luigi Castellucci, che riprese lo stile del grande architetto neoclassico Luigi Vanvitelli per conferire alla struttura l’autorevolezza e la maestosità necessarie al barone per dimostrare il suo potere e la sua ricchezza. Il Palazzo fu poi venduto nel 1861 a un nobile di Gravina, il duca di Senaria Giuseppe Martini; nella seconda metà del ‘900 versava ormai in stato di abbandono, fino al 2007, quando è diventato sede della Banca Apulia ed è stato riportato all’antico splendore.

Rappresentazioni e balli in costumi d’epoca, ricostruzioni di antichi ambienti e giovani guide prese dalle scuole superiori della città hanno allietato la visita (in verità non proprio gratuita come era stato inizialmente pubblicizzato, ma soggetta a un contributo di 5 euro). Di grande pregio la mostra allestita nell’attigua chiesetta, di pertinenza del Palazzo e un tempo cappella privata della famiglia Ferrara (oggi spazio espositivo), sulla storia urbanistica della città e sul Borgo Murattiano, con riproduzioni di stampe e incisioni d’epoca provenienti dall’Archivio di Stato, che ritraggono le zone più conosciute della nostra Bari e che però provocano nello spettatore l’effetto straniante di trovarsi davanti alle strade di tutti i giorni e di non riconoscerle, di essere come catapultati indietro nel tempo in una città diversa e lontana, irriconoscibile, stupenda e magica.

È proprio questo l’insegnamento che dobbiamo trarre dalle Giornate del FAI: siamo noi i primi a dover difendere e tutelare la nostra città e le sue bellezze, che sono tante e troppo spesso nascoste dalle brutture edilizie e sociali. Dobbiamo essere noi a spronare le istituzioni locali, affinché si facciano carico della valorizzazione e della fruizione di tali beni, a vantaggio di cittadini e turisti. E, per fare ciò, è indispensabile il coinvolgimento delle scuole, magari con appositi progetti per insegnare ai ragazzi la storia gloriosa della nostra città, affinché eventi del genere non rimangano una tantum, buona solo per fare una passeggiata in centro in una delle prime domeniche di primavera.