L’esercito del CicloSpazio alla conquista di Bari. Come? In sella alle due ruote!

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Complice l’aumento periodico del prezzo della benzina, i costi esorbitanti delle assicurazioni e del bollo e la crisi economica generale, sono sempre di più le persone che scelgono di lasciare a casa l’automobile e di inforcare le due ruote per muoversi in città. Negli ultimi due anni, secondo i dati forniti da Confcommercio e dalle varie associazioni di categoria, le vendite di biciclette hanno superato quelle delle auto. Un segno dei tempi di crisi o un cambio di mentalità verso nuove forme di mobilità sostenibile? Probabilmente il fenomeno è l’esito di entrambi i fattori. Ed è qui che entrano in gioco nuove realtà che cercano di venire incontro ai nuovi ciclisti, che sono sempre più urbani e sempre meno ‘della domenica’. Notoriamente le città meridionali sono ancora poco attrezzate e abituate a questa forma di mobilità sostenibile, a differenza di quelle del Centro Italia, dove muoversi in bici è prassi consolidata. A Bari si sono fatti molti passi avanti degli ultimi anni, dal bike sharing alle piste ciclabili agli incentivi per l’acquisto. Ma tanto si può ancora fare, non solo per iniziativa del pubblico. In questo settore l’associazionismo è sempre stato molto presente, seppure indirizzato verso l’uso della bici per escursioni fuori città. Da un po’ di tempo è invece attivo il CicloSpazio (informazioni sul sito e la pagina Facebook), un’associazione dedita alla promozione dell’uso delle due ruote in città; una vera novità, che offre servizi utili e originali e un ambiente amichevole a chi si affaccia al locale di via San Lorenzo 5/A al quartiere Carrassi. Per saperne di più ne parliamo con una dei soci fondatori, Milena Ianigro.

Quando e come nasce il CicloSpazio?

Nel 2010 abbiamo vinto il bando Principi Attivi della Regione Puglia e siamo aperti dal giugno 2011: l’idea di base era di realizzare l’anagrafe delle bici, marchiandole in modo indelebile con una targa personalizzata per impedire al ladro di rivenderla e pubblicando l’annuncio di scomparsa sui nostri canali web per aiutarne il ritrovamento. Fino ad oggi abbiamo marchiato 250 bici: 16 di queste sono scomparse e 5 sono state ritrovate. Inoltre insegniamo ai nostri soci a legare bene le bici con il giusto tipo di catena e, soprattutto, mettiamo a disposizione il cuore del nostro progetto, vale a dire la Ciclofficina, dove i soci possono aggiustare e modificare da sé la propria bici, anche con il nostro aiuto, o recuperare le cosiddette ‘chess-o-bike’, bici malmesse che così tornano a nuova vita. La nostra è un’attività nuova per Bari, solitamente in altre città la ciclofficina si trova nei centri sociali occupati o in spazi adibiti appositamente dai Comuni. Il nostro obiettivo è di far andare in bici il maggiori numero di persone possibile in città, non durante le gite fuoriporta.

Cosa deve fare chi vuole usufruire dei vostri servizi? Quante persone hanno scelto di rivolgersi a voi?

È sufficiente venire a trovarci nella nostra sede e fare la tessera di 20 euro (più 5 euro di assicurazione), valida per l’anno solare, che consente l’accesso alla Ciclofficina, la marcatura della propria bici e l’iscrizione all’anagrafe. Ad oggi abbiamo 480 tesserati.

All’inizio avete incontrato diffidenza? E oggi invece qual è il riscontro? Bari è una città sensibile e aperta alla mobilità sostenibile?

Fortunatamente non abbiamo incontrato diffidenza, semmai spaesamento, in quanto era un’attività nuova per Bari. Oggi la nostra città sta diventando pian piano aperta alla mobilità alternativa e sostenibile, lo dimostra l’elevatissimo numero di biciclette vendute negli ultimi 2-3 anni.

Si sono fatti passi avanti negli ultimi anni nella diffusione dell’uso della bicicletta in città? Oppure c’è ancora molto da fare rispetto ad altre città?

L’amministrazione comunale deve fare ancora molto, al di là delle piste ciclabili realizzate negli ultimi anni, che comunque (soprattutto quella di Viale Unità d’Italia) hanno rappresentato un grande incentivo per chi non era mai andato in bici in città, e degli incentivi per la vendita, che hanno avuto grande successo: servono più ciclo posteggi illuminati e bisognerebbe istituire le cosiddette ‘zone 30’ (aree cittadine con il limite massimo di velocità a 30 km/h, come quelle recentemente realizzate a Parigi). Forse qualcosa in tal senso si sta muovendo…

Dal punto di vista di ciclisti esperti, come valutate le piste ciclabili realizzate a Bari negli ultimi anni?

La pista di Viale Unità d’Italia ha qualche piccolo difetto ma meno male che esiste! In fondo l’attraversamento delle auto è posizionato soltanto in due punti e sarebbe stato impossibile realizzarla ai lati della strada: servirebbe solo una maggiore manutenzione per le radici degli alberi; quando sarà completata quella di Viale Magna Grecia, avremo fatto un bel passo in avanti; quella di Parco 2 Giugno è un po’ pericolosa agli angoli. Purtroppo manca ancora una visione organica delle piste, che sono spezzettate in varie zone, senza continuità. La verità però è una: il problema non sono le piste ciclabili, ma le automobili e l’indisciplina degli automobilisti baresi.

Spesso circolare in bici non è molto sicuro e qualche mese fa un ciclista è morto investito sul Lungomare: cosa si può fare per aumentare la sicurezza dei ciclisti?

L’unica soluzione è educare gli automobilisti al rispetto del codice della strada con multe salate e tempestive e a lasciare l’auto a casa: l’assessore Antonio Decaro con il Park & Ride è parzialmente riuscito nell’intento. Devo ammettere però che spesso gli stessi ciclisti sono indisciplinati.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Abbiamo vinto un bando per la gestione di uno spazio all’Ipercoop di Japigia, dove apriremo una filiale del Ciclo Spazio per servire quella zona, dove c’è molta richiesta di aiuto per aggiustare le biciclette: ne abbiamo avuto prova durante il mese di attività organizzate nell’ipermercato. Inoltre riproporremo il viaggio in bici a Corfù che abbiamo organizzato l’anno scorso in collaborazione con un’agenzia di viaggi: dal 30 agosto al 4 settembre si pedala nella splendida isola greca! Chiunque desideri partecipare può contattarci al CicloSpazio.

4 commenti

  1. Bella idea, però ricordiamoci appunto che occorre fare di più per decongestionare la città dai mezzi privati e non basta certo mettere il parcheggio a due euro l’ora o far funzionare tre linee di park&ride, se i mezzi amtab soffrono di ritardi cronici che disincentivano chiunque dall’utilizzarli.

    1. Sicuramente bisogna investire di più nel trasporto pubblico, hai ragione.

  2. […] legalità’, organizzato da Cat Surf in collaborazione con le associazioni Impact Beach, Big Air, CicloSpazio, Ortocircuito e Siamo Tutti Tufi. Il punto della situazione è negativo: si chiedono più controlli […]

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