Nasce a Bari ‘Noi come Voi’: culture a confronto per crescere insieme

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‘È l’ignoranza che crea l’intolleranza’, cantavano i Sud Sound System in ‘Le radici della violenza’ qualche anno fa. E il concetto è più che mai veritiero e attuale. Ciò che non conosciamo ci fa paura, una paura che spesso viene cavalcata e strumentalizzata a fini politici poco nobili. Ma la diversità è soprattutto fonte di arricchimento, culturale ma anche economico, fattore molto spesso sottovalutato. Anche la nostra città da molti anni è diventata meta di immigrazione, prima dai Balcani negli anni ’90, poi dall’Africa, soprattutto dopo l’istituzione del Cara: un’immigrazione che ha portato sicuramente qualche problema, ma che potrebbe essere una risorsa, ancora inespressa, se ben gestita e conosciuta. E proprio la conoscenza reciproca è il concetto perfettamente sintetizzato nel nome ‘Noi come Voi’, scelto da due ragazze baresi con la passione per le lingue, l’insegnamento e il volontariato, Simona Scanni e Milena Straziota, per la loro associazione del circuito Arci: aiutare gli immigrati a integrarsi nella nostra città imparando la lingua italiana e la cultura del nostro Paese e favorire l’incontro con i cittadini baresi, che possono seguire corsi di lingue straniere, nell’ottica di una conoscenza reciproca e fruttuosa e una crescita civile comune. Un progetto lodevole, al momento totalmente autofinanziato, ma che potrebbe essere un punto di partenza per rivedere le politiche locali in materia, non sempre all’altezza della situazione. In questa intervista, Simona e Milena raccontano come nasce e funziona ‘Noi come Voi’.

Quando e come nasce l’associazione ‘Noi come Voi’? Qual è la filosofia di fondo e quali sono i vostri obiettivi?

L’idea nasce un anno fa con la stesura del progetto per partecipare al bando regionale di Principi Attivi, che purtroppo non abbiamo vinto: la voglia di proseguire però c’era e ci siamo autofinanziate per costruire un luogo di incontro e alfabetizzazione per immigrati e per offrire corsi di lingue straniere agli italiani. L’inaugurazione è avvenuta pochi giorni fa: purtroppo al momento non possiamo garantire corsi gratuiti, stiamo cercando fondi, ma i costi sono comunque molto bassi.

Che tipo di persone si rivolge a voi? Quali servizi specifici offrite?

Per il momento abbiamo avviato soltanto i corsi di lingue straniere per italiani (Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Cinese), con insegnanti sia italiani sia madrelingua; abbiamo in mente di organizzare anche gruppi di lettura, aperitivi in lingua e cineforum. I servizi che abbiamo progettato sono vari: per gli immigrati si va dai corsi di Italiano e aiuto per l’iscrizione al test (per ottenere il permesso di soggiorno di lunga durata, valido per 5 anni, è necessario raggiungere il livello A2) al supporto scolastico per i bambini stranieri. Abbiamo anche una biblioteca in lingua. Per partecipare è sufficiente diventare soci Arci. Al momento stiamo contattando le associazioni di riferimento delle comunità immigrate a Bari, per farci conoscere e soprattutto offrire il nostro aiuto: ci siamo rese conto che gli sportelli dei centri per l’immigrazione sono sprovvisti di insegnanti e quindi per queste persone è difficile riuscire a orientarsi nella giungla dei test per ottenere il permesso di soggiorno. Noi offriamo aiuto materiale, ma soprattutto umano.

Che cosa fa in concreto il mediatore culturale?

Questa figura non ha solo il compito di occuparsi dell’apprendimento linguistico, ma anche, e soprattutto, dell’aspetto culturale: deve riuscire a immedesimarsi nell’altro in maniera totale, cercando un punto d’incontro tra le diverse realtà in campo. Questo vale soprattutto per l’immigrato che ha bisogno di imparare una lingua per necessità pratiche (lavoro, vita in un paese diverso dal proprio) e non per lo straniero che invece studia per diletto, come può essere lo studente Erasmus. In questo caso il mediatore culturale deve fornire anche un supporto psicologico all’immigrato, deve essergli amico e aiutarlo a integrarsi. Questo è sostanzialmente l’obiettivo della nostra associazione: non vogliamo fornire un aiuto strettamente linguistico, ma essere un punto di riferimento per chi è in difficoltà. Vedere queste persone che vengono nella nostra sede con il sorriso, sapendo di poter contare su di noi, è la nostra vittoria: qui possono incontrare anche altri italiani e integrarsi, evitando così l’isolamento nel ghetto con i connazionali, che è il rischio maggiore per un immigrato.

Secondo voi Bari è una città veramente aperta alle altre culture e realmente accogliente? Oppure l’immagine di ‘Porta d’Oriente’ è uno stereotipo? L’integrazione è reale? Cosa servirebbe in più?

Purtroppo dobbiamo affermare, secondo la nostra esperienza, che si tratta di uno stereotipo. La città non è molto aperta agli immigrati, nonostante siano state organizzate negli anni alcune lodevoli iniziative, perché le istituzioni non mettono a disposizione dei baresi gli strumenti per affrontare e capire il fenomeno immigrazione: servirebbero spazi pubblici in cui far incontrare le comunità immigrate e i cittadini, farli confrontare per capire che queste persone sono come noi, pur essendo portatori di differenze. Il problema è invece proprio la mancanza di confronto pubblico tra diversità. Sarebbe utile un maggior contatto tra istituzioni e associazioni: anche il fatto che nei bando regionali siano stati bocciati diversi progetti inerenti l’immigrazione è un segno che questa tematica viene ritenuta meno necessaria. Proprio per questo motivo abbiamo intenzione di contattare a breve il Comune per chiedere aiuto nella costituzione di una rete tra le associazioni del territorio che si occupano di immigrazione.

Che cosa vi aspettate dal futuro nella vostra attività?

Speriamo di riuscire a coinvolgere italiani e immigrati in un percorso comune di conoscenza. Il bello del nostro progetto è lo stare insieme con le altre persone, stiamo riscoprendo la piacevolezza della condivisione e di guardarsi con un sorriso, che manca in tantissimi altri ambiti lavorativi.

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2 commenti

  1. Salve,

    Leggendo il vostro sito ho trovato le vostre iniziative molto interessanti. Ho 33 anni e parlo correntemente l’inglese e francese, avendo vissuto all’estero negli ultimi 10 anni.
    Ho trascorso 7 anni a Londra e, durante gli ultimi 3 anni ho lavorato a Lione presso un’associazione socio-culturale “la Maison des jeunes et de la culture” che si occupa di organizzare attività ed incontri che permettano l’integrazione e la condivisione tra cittadini di diverse culture. Sarei felice di offrirvi la mia disponibilità qualora cercaste volontari. Potete contattarmi ai seguenti numeri: 080/3320341 oppure 328/2518721

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