“Sulle tracce di David Bowie”: il suo segno nella storia della stampa in mostra a Bari

La potenza dell’immagine, affiancata alla rivoluzione musicale. Eclettico, geniale, avanguardista, David Bowie è la quintessenza delle arti che si incrociano. Musica, teatro, mimo, canto, pittura, design e moda: infinite strade sono state aperte dall’artista inglese, mito indiscusso e precursore di molte delle innovazioni musicali e dello spettacolo degli ultimi cinquant’anni. Una scomparsa soltanto fisica (per quanto enormemente dolorosa, non solo per i fan), la sua, ma che definisce un’eternità culturale, sociale e di costume, sancita anche da quel capolavoro che è Blackstar, disco – testamento uscito due giorni prima della morte. Trasformare la fine della vita in arte, in sopravvivenza oltre i limiti umani, oltre i confini spazio-temporali, interrogandosi costantemente su chi siamo e perché, sulla decadenza della società, sull’apocalisse in Terra, sul concetto di identità, di diversità, di alterità, decenni prima di tutti gli altri: è il percorso, unico e sublime, del genio del rock.

Proprio la sua immagine (o, più specificatamente, la percezione che della sua immagine è filtrata sulla stampa nell’arco dei decenni) è oggetto della bellissima mostra “Sulle tracce di David Bowie”, in queste settimane  a Bari alla Mediateca Regionale Pugliese (via Zanardelli 30), organizzata dal gruppo di ricerca MEM (Mediateca Emeroteca Musicale) dell’Università Degli Studi di Bari Aldo Moro, coordinato dalla professoressa Claudia Attimonelli, in collaborazione con Apulia Film Commission, e inaugurata lo scorso 26 gennaio con un lungo evento (incluso un coro sulle note di Starman): articoli, copertine, riviste, interviste e notizie dagli anni ’70 ad oggi (selezionati tra oltre cinquemila giornali donati all’Università dal collezionista Luca De Gennaro, tra cui Ciao 2001, Anni ’80, Fare Musica, Rockerilla, Muzak, Gong, Nuovo Sound e molti altri), che raccontano come veniva visto nel Bel Paese colui che è stato Major Tom, Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Halloween Jack, il Sottile Duca Bianco e tutte le altre incarnazioni di un’epoca. La stampa nostrana non è stata sempre attenta nel cogliere il vero significato dell’arte e dei personaggi bowieani, forse troppo attenta ai lustrini e poco al messaggio sottostante e alla sperimentazione musicale; interessante, infatti, cogliere le differenze tra i magazine italiani e quelli stranieri (inglesi, francesi e americani) esposti.

Un tuffo nel passato, per chi c’era all’epoca, e un viaggio in una nuova dimensione per chi si avvicina in questo momento storico a una delle figure chiave dell’immaginario del secondo Novecento: sembra di tornare indietro nel tempo, quando la musica si ascoltava in vinile e si comprava nei negozi che importavano i dischi dall’estero, quando per leggere le novità musicali era necessario procurarsi riviste specializzate. Passeggiare tra alcune delle splendide copertine dei dischi di Bowie (prestate per l’occasione da una collezionista barese) è davvero emozionante: l’inquietudine di Low e Station to Station, la spensieratezza di Pin Ups, , l’angoscia di Diamond Dogs, il fascino di Let’s Dance, l’emblematicità di Ziggy Stardust, tutte sensazioni che colpiscono il visitatore, come se lo spirito dei tempi che le pervade fosse lì, presente, ineluttabile. Una musica che è, appunto, spirito del suo tempo ma, allo stesso modo, eterna. “Sulle tracce di David Bowie” non ci si può smarrire: si va alla ricerca dei significati della nostra stessa esistenza.

La mostra resterà aperta fino al 16 febbraio, per la gioia della numerosa comunità bowieana barese, che da tempo organizza molti interessanti eventi dedicati all’artista. Qui tutti gli appuntamenti collegati alla mostra.

Lunedì, Mercoledì, Venerdì: h 9.30 – 14.00; Martedì, Giovedì: h 9.30 – 17.30.