Una risata migliora la vita. A Bari la clownterapia è targata VIP Onlus

Foto VIP Bari

Pagliaccio. Spesso usato come insulto, è un termine che nasconde un mondo inaspettato, persino terapeutico. Fatica, costanza, duro allenamento, tanta dedizione e un lungo percorso di preparazione si celano dietro i sorrisi, gli sketch e le battute dei clown, soprattutto per quelli che si dedicano alla clownterapia, una pratica salita alla ribalta in Italia da una quindicina d’anni grazie al famoso film ‘Patch Adams’, il cui principio di base si può riassumere nell’idea che una risata fa vivere meglio, soprattutto i bambini ricoverati negli ospedali. A Bari non è difficile imbattersi in questi giovani dal naso rosso che si aggirano nei corridoi degli ospedali cittadini: sono i ragazzi di VIP Bari Onlus (Viviamo in positivo), associazione attiva da alcuni anni nella nostra città e diventata ormai parte integrante dei reparti infantili cittadini. Ma chi si nasconde dietro il simbolo del naso rosso? Persone normali e con tanta voglia di aiutare il prossimo, come Francesca Greco, che ci racconta la sua esperienza di clown di corsia.

Come nasce VIP Bari Onlus? Quanti siete e come si diventa clown di corsia?

L’avventura di VIP Italia inizia dieci anni fa e a Bari siamo presenti dal 2005 (l’altra sede pugliese è a Lecce). All’inizio non è stato semplice ottenere i permessi per entrare nei reparti ospedalieri perché la parte burocratica è sempre impegnativa ma, superata questa fase, ci trovate ogni sabato all’Ospedaletto Giovanni XXII e ogni domenica all’Oncologia Pediatrica del Policlinico; saltuariamente organizziamo attività in case famiglia e centri di recupero, anche della provincia. Attualmente siamo 76 clown e il gruppo è in continua crescita: i prossimi 7, 8 e 9 marzo si terrà il nuovo corso di formazione base per circa 30 allievi (ne organizziamo uno ogni 18 mesi circa e l’ultima volta abbiamo ricevuto una settantina di richieste). L’iter è molto impegnativo, anche se a prima vista non sembrerebbe: si comincia con un colloquio con uno psicologo per capire le reali motivazioni e l’attitudine del candidato, in quanto la componente emotiva e di relazione è molto importante e non tutti sono predisposti; successivamente iniziano gli incontri con i clown formatori, in una sala dello Stadio della Vittoria che ci presta il Coni, e il percorso segue le procedure del gioco (rilassamento, concentrazione, improvvisazione, giochi di fiducia e di condivisione), senza dimenticare le norme di igiene e di comportamento, molto rigide: dobbiamo avere un approccio silenzioso e discreto con il bambino e i suoi genitori, non possiamo toccare i piccoli e gli oggetti e dobbiamo presentarci sempre con il camice pulito e stirato. Giriamo i reparti stanza per stanza in gruppi di tre o quattro e, se i genitori in quel momento ce lo permettono, intratteniamo il bambino improvvisando a seconda degli input del momento, creando un mondo divertente per farlo evadere dalla situazione contingente di malattia: senza fiducia e conoscenza reciproca tra di noi, tutto ciò non sarebbe possibile.

Qual è l’identikit del clown? Che tipo di persone chiede di entrare in VIP Bari Onlus?

I target dei nostri volontari è molto diversificato, si va dai 18 agli oltre 60 anni, ma riceviamo numerose richieste anche da minorenni, che però difficilmente possono diventare volontari per questioni di sicurezza. Insomma, a Bari c’è sicuramente tantissima voglia di rendersi utili.

In genere qual è la reazione al vostro arrivo? Come vi trovate nelle strutture ospedaliere baresi?

La risposta alle nostre attività è molto diversa a seconda della situazione e di come sta il bambino: nel reparto oncologico spesso i piccoli rimangono per molti mesi e li incontriamo più volte, spesso in condizioni non buone, mentre in reparti in cui la degenza è più breve, solitamente i bimbi sono più attivi e allegri. Nel complesso, comunque, siamo molto ben accetti nelle strutture ospedaliere baresi.

Perché proprio la clown terapia per alleviare le sofferenze dei piccoli degenti?

La clownterapia non è riconosciuta come una vera e propria terapia curante ma numerosi studi scientifici dimostrano che la risata favorisce la guarigione e, in generale, un senso di benessere psicofisico e di rilassamento.

Ci sono aneddoti curiosi o casi particolari che vuoi raccontare?

Qualche tempo fa siamo stati chiamati dall’Ospedaletto Giovanni XXIII per il caso specifico di una ragazzina e il suo problema alla fine si è risolto: non sappiamo cosa sarebbe successo senza il nostro intervento, ma speriamo di essere stati utili, anche in minima parte. Un altro caso di cui andiamo molto fieri, di tutt’altro genere, è la partecipazione dei nostri volontari alle operazioni della Protezione Civile nelle tendopoli de L’Aquila dopo il terremoto.

Qual è la situazione del volontariato a Bari? Avete avuto supporto dalle istituzioni? Cosa vorreste dall’amministrazione comunale?

Il mondo del volontariato è difficile perché spesso le associazioni sono abbandonate a se stesse, nonostante coprano di fatto molte carenze delle istituzioni pubbliche. Il nostro auspicio sarebbe che l’amministrazione realizzasse una vera e propria ‘cittadella del volontariato’, una struttura a disposizione di tutte le associazioni per le sedi e gli spazi organizzativi e di deposito: ad esempio, per le nostre attività è indispensabile una palestra, ma la convenzione con il Coni è annuale e ogni volta non sappiamo se sarà rinnovata oppure siamo costretti a tenere il materiale depositato nelle nostre case, cantine e automobili, ormai vere e proprie ‘sedi distaccate’, con il rischio di perderlo e sprecare risorse preziose. Insomma, si vive nell’incertezza e nelle difficoltà organizzative quotidiane, autotassandoci anche per pagare l’assicurazione, indispensabile per entrare negli ospedali.

Quali sono le prossime iniziative?

Ogni anno partecipiamo alla Giornata Nazionale del naso Rosso, che si svolge la seconda domenica di maggio per raccogliere fondi destinati alla formazione avanzata dei clown e alle missioni all’estero: l’estate scorsa, ad esempio, i nostri volontari sono stati in alcune case famiglia in Romania.