Video Ergo Sum: a Bari si impara a documentare il sociale

Video Ergo Sum

Nulla è più forte dell’immagine, in senso positivo o negativo. Un’immagine può scioccare, emozionare, provocare rabbia, gioia, paura. Se corredata dal giusto contorno sonoro e da una buona scrittura di fondo, poi, può davvero cambiare qualcosa, anche fare la storia. Non ambisce a ciò, ma non per questo è meno efficace, la proposta formativa del laboratorio ‘Video Ergo Sum’ per imparare a realizzare documentari di indagine sociale, promosso qualche giorno fa a Bari dall’associazione Inuit e Laboratori dal basso. Quattro giorni di incontri, seminari e laboratori tra Cineporto e Mediateca Regionale, gratuiti e aperti a tutti, ma rivolti in particolare a studenti e professionisti alle prime armi: un’occasione unica di formazione e confronto con relatori e professionisti anche internazionali (come Dagmawl Ylmer, curatore di reportage sulle rotte dei migranti verso l’Europa, Ed Owles e Elhum Shakerlfar, promotori di Postcode Films, collettivo londinese di cineasti e antropologi visuali che si occupano di raccontare visivamente il rapporto tra luoghi e identità sociali). Buon successo di pubblico, come racconta l’organizzatore Matteo Catacchio, presidente di Inuit, ma con qualche sorpresa: strano (forse) ma vero, è stata molto alta la partecipazione di persone provenienti da altre regioni italiane (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia) e minore quella di pugliesi: “Non me l’aspettavo – confessa Matteo – i partecipanti di altre regioni mi hanno anche detto che, se l’evento fosse stato pubblicizzato meglio a livello nazionale, molte più persone sarebbero state presenti. Onestamente avevo concepito il laboratorio, in collaborazione con la Mediateca Regionale e l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, senza immaginare questo scenario e questo potenziale pubblico”. Un pubblico, quello barese e in generale pugliese, forse troppo timido rispetto a certi eventi: “Ho notato una maggior partecipazione di persone più grandi, mentre  gli studenti universitari, che pure dovrebbero essere interessati a questi argomenti e alla relativa formazione, spesso venivano per prendere i crediti formativi e poi andavano via – spiega Matteo – servirebbe maggiore collaborazione con l’Università per diffondere la consapevolezza dell’importanza di certi eventi formativi unici e difficilmente replicabili per chi vuole intraprendere questa strada, senza ridurre tutto a una mera questione di acquisizione di crediti formativi, che poi tali non sono”. Il bilancio dell’esperienza è comunque positivo (nonostante il taglio iniziale avrebbe dovuto implementare l’aspetto imprenditoriale, piuttosto che quello teorico), anche per quanto riguarda il rapporto con le istituzioni, Regione Puglia e Mediateca in primis. E allora, vista la grande partecipazione di persone da altre regioni (il che vuol dire anche visitatori ed economia per la nostra città), perché non provare a contattare l’amministrazione comunale per chiedere un supporto in vista di una prossima edizione? “L’idea c’è – assicura Matteo – vediamo che cosa riusciremo a concretizzare”. Prossimi progetti: una seconda edizione (ancora da definire) di questo laboratorio e una bellissima iniziativa sociale di videomaking in collaborazione con il centro di accoglienza per senza fissa dimora Area 51 di Bari, che coinvolga le minoranze in difficoltà della nostra città. Per la serie, l’immagine nel sociale vale più di mille parole. 

2 commenti

  1. Dà molta soddisfazione sapere che siamo capaci di attrarre da altre regioni. Peccato per i nostri corregionari, che potrebbero apprezzare maggiormente iniziative del genere, anziché lamentarsi che non c’è nulla dalle nostre parti!

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